Tour de France 2026, Davide Piganzoli: “Alla chiamata ho avuto una sen­sa­zione di incre­du­lità. Sono pronto a met­termi in gioco. Battere Pogačar? Sì, è possibile”

Davide Piganzoli è pronto a fare il suo debutto al Tour de France 2026, per una partecipazione storica. Dopo aver corso da protagonista il Giro d’Italia 2026, la Visma | Lease a Bike lo ha chiamato a sorpresa per correre anche la Grande Boucle, che non era nel suo programma, ma è stata inserita visto il forfait di Wout Van Aert a causa di un’infezione al gomito. Una convocazione che è valsa al lombardo un particolare primato, essendo diventato il più giovane corridore di questo millennio a partecipare al Tour dopo aver concluso il Giro in top 10 (ottavo), visto che si presenterà al via di Barcellona all’età di 23 anni e 361 giorni. A parte questo dato, la soddisfazione per il nativo di Morbegno è tanta, con la consapevolezza di essere diventato una pedina fondamentale di uno top team.

In un’intervista alla Gazzetta dello Sport, Piganzoli ha raccontato la sua incredulità quando ha ricevuto la convocazione: “Mi ha chia­mato Marc Reef, uno dei nostri rife­ri­menti della strut­tura tec­nica, il giorno prima che ini­ziasse il Giro dell’Occi­ta­nia, dun­que il 17 giu­gno. Ammetto: ci sono rima­sto, diciamo così…Non per lo stato di forma, per­ché credo di aver recu­pe­rato vera­mente bene dopo il Giro. Più per il fatto pro­prio di andare al Tour con la Visma, al primo anno con que­sti colori. Non è la stessa cosa di debut­tare al Giro con la Polti, senza nulla togliere al team con cui ho ini­ziato tra i pro­fes­sio­ni­sti. Da qui la sen­sa­zione ini­ziale di incre­du­lità».

Il ruolo del lombardo sarà nuovamente quello di supportare al meglio il capitano Jonas Vingegaard in salita, facendo allo stesso tempo esperienza: “Io sono pronto a met­termi in gioco. Al Giro ho sem­pre tenuto duro, al Tour la squa­dra mi chie­derà di spin­gere al mas­simo in deter­mi­nate tappe e, per il resto, di fare espe­rienza. Di capire come fun­ziona il Tour, per­ché mi hanno detto che è un mondo a parte. E poi di diver­tirmi, di pren­dere ciò che viene di bello”.

Il rapporto con il danese è solido e va oltre le corse: “Con Jonas c’è un bel­lis­simo rap­porto. Abbiamo pas­sato tanto tempo insieme, in ritiro o in gara. Al Giro, non mi sono rispar­miato per lui. Da fuori sem­bra parec­chio riser­vato, un’altra per­sona rispetto a quando è con i com­pa­gni e si apre”. L’ultima volta che si sono sentiti il vincitore della Maglia Rosa lo ha motivato ulteriormente: “Mi ha detto che sta molto bene, che ha fatto un ulte­riore salto di qua­lità rispetto al Giro. Siamo pronti”. Per questo motivo Piganzoli crede nella possibilità che il proprio leader possa battere Tadej Pogačar: “Sì: nono­stante le assenze per­ché oltre a Van Aert ci man­cherà Laporte. Ma non par­tiamo bat­tuti in par­tenza”.

La prestazione al Giro ha dato una grande consapevolezza dei propri mezzi a Piganzoli, che è poi riuscito a centrare subito dopo il risultato individuale, vincendo in Occi­ta­nia, il primo passo verso un possibile futuro ruolo da capitano del team: “Ho una nuova con­sa­pe­vo­lezza. Ho visto che quando fac­cio il ritmo in salita riman­gono vera­mente in pochi. Que­sto mi ha reso felice e i suc­cessi in Occi­ta­nia sono stati un passo ulte­riore, per­ché è stata la prima volta che nella Visma sono par­tito da capi­tano. Sa, può essere più facile fare la top-ten in una corsa di alto livello che non vin­cere una gara pic­cola”.

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